5 motivi per vivere in Finlandia… e 5 per non farlo.

Molti sognano di trasferirsi nella terra dei mille laghi e delle foreste sconfinate, ma attenzione perché tra il sogno e la realtà c’è una bella differenza. Trasferirsi in un altro Paese richiede anzitutto sacrificio (lasciare indietro famiglia, amici e, per così dire, una zona di comfort), impegno (imparare la lingua e la cultura del posto, cercare un lavoro, una casa e farsi un nuovo giro), determinazione (non mollare anche quando tutto sembra complicato, incomprensibile o quando ci si sente soli e incompresi- e, credetemi, vi ci sentirete), pazienza (nei confronti della burocrazia e spesso anche della nuova cultura) e tanta forza di volontà. Se vi aspettate un “paradiso” sappiate che potreste rimanere delusi: la natura è tutt’altro che “incontaminata”; razzismo e violenza sono oggi in crescita; il sistema sanitario ha le sue pecche (scordatevi il detto “prevenire è meglio che curare”); la disoccupazione è in aumento e c’è anche chi, tra i finlandesi, soffre la fame; le tasse da pagare sono molte e gli stipendi non sono poi così alti considerando il costo della vita; la secolare fiducia nel governo inizia a vacillare e la corruzione ha fatto breccia anche nelle fila dei politici finlandesi; la libertà di parola è minacciata dalla costante e ossessiva preoccupazione di ferire il prossimo e risultare razzisti o misogeni. Insomma non lasciatevi influenzare dai meravigliosi panorami dei cataloghi turistici, dal tanto osannato Governo guidato da tutte donne giovani, dalle statistiche che vedono la Finlandia come il Paese più felice al mondo e altre chiacchiere simili perché sono solo la punta dell’iceberg.

Avete intenzione di trasferirvi in Finlandia? Sapete davvero quello che vi aspetta? Ecco qua alcuni punti su cui riflettere prima di trasferirvi in questo Paese.

PRO

  • Informalità. La società finlandese è piuttosto flessibile e dà poca importanza alle gerarchie. Generalmente titoli come signora/signore, dott./dott.ssa, prof./prof.ssa, ecc. non sono utilizzati. Ricordo che durante il programma Erasmus a Jyväskylä rimasi piacevolmente colpita dal fatto che i professori vengono chiamati per nome e che ci si rivolge loro con rispetto ma senza quella deferenza tipica italiana. Professori universitari e studenti mangiano a mensa l’uno di fianco all’altro, discorrono alla pari e si danno rigorosamente del tu. La forma di cortesia “voi” in Finlandia è poco usata e di solito si preferisce darsi subito del tu. Questo contribuisce, almeno per me, a stabilire un tono più colloquiale, rilassante, e a diminuire la distanza tra gli interlocutori. Insomma, diciamo che, alla forma, i finlandesi preferiscono la sostanza.
  • Onestà. La sincerità è una qualità molto apprezzata e nella maggior parte dei casi è proprio vero che premia. Quindi, se combinate un danno, ammettetelo perché i finlandesi sono persone tendenzialmente comprensive che vedranno di buon grado la vostra onestà e probabilmente vi verranno incontro proprio per essere stati sinceri. Quindi, se volete integrarvi, vi consiglio di non fare i “furbi” o i prepotenti e, anzi, imparate a chiedere scusa. I problemi vengono solitamente risolti con l’onestà, l’umiltà e il dialogo (civile e pacato).
  • Fiducia. L’altro pilastro della società finlandese è la fiducia nel prossimo e nelle istituzioni, come conseguenza di quell’onestà appena descritta. Franchezza e fiducia contribuiscono a creare un senso di trasparenza a tutti i livelli e fanno sì che, in linea di massima, non si debba stare sempre all’erta per la paura di essere fregati. I finlandesi sono riflessivi, rispettosi e, per la mia esperienza, si preoccupano (anche troppo) delle conseguenze delle loro azioni sugli altri e sull’ambiente. Il rispetto si concretizza anche nel modo di dialogare: si lascia agli altri lo spazio per riflettere, per dire la propria opinione, i turni per la presa di parola sono ben scanditi. Pause e silenzi sono frequenti nelle conversazioni tra finlandesi adulti che, prima di aprire bocca, pensano bene a come esprimere il concetto in maniera cortese e chiara.
  • Sicurezza. La Finlandia è un Paese tendenzialmente sicuro. Come spesso succede, c’è differenza tra il paese e la città e, ad essere sinceri, negli ultimi anni la capitale sembra essere diventata molto più pericolosa. I cittadini si fidano delle forze dell’ordine che non servono solo a fare le multe o ad acciuffare i farabutti, ma ad aiutare chi è in difficoltà. Soprattutto nel fine settimana la polizia si ritrova spesso a prendersi cura degli ubriachi per strada e talvolta li riaccompagna pure a casa. C’è chi ci scherza su chiamando la bonaria polizia il “taxi degli ubriaconi”. Fiducia, onestà e sicurezza sono alla base di quel senso di soddisfazione che spesso è stato erroneamente scambiato per “felicità”: non credo assolutamente che i finlandesi siano la popolazione più felice al mondo, come qualche statistica ci ha fatto credere, ma forse quella più orgogliosa e soddisfatta dei servizi offerti dal proprio Paese sì.
  • Natura. La Finlandia è un Paese di oltre 300 000 km² popolato da poco più di 5 000 000 abitanti. Per come la vedo io, la bassa densità di popolazione (specialmente andando verso nord) è una gran fortuna: in pochi si campa meglio e probabilmente è anche più facile gestire il Paese e le risorse. A controbilanciare la bassa presenza dell’uomo ci pensano gli alberi e gli animali. Fin dall’antichità il bosco è stato un elemento onnipresente nella vita dei finlandesi: questo luogo magico, allo stesso tempo amico e nemico, ha da sempre fornito cibo, riparo, legname, medicinali e nel XIX secolo è divenuta anche la forza trainante dell’economia finlandese. Il forte legame dei finlandesi col bosco, che si rispecchia anche nella tradizione popolare, si è aggiudicato nel 2017 lo status di patrimonio culturale locale. Secondo alcune ricerche, la stragrande maggioranza dei finlandesi considera il bosco una componente importante della vita e della cultura finlandesi (Paaskoski – Rikala – Roiko-Jokela, 2018, p.5). Tutt’oggi i finlandesi passano volentieri il tempo libero nel bosco tra passeggiate, escursioni, sci di fondo, ciaspolate, grigliate, raccolta di bacche e funghi, e molti amano spendere le vacanze nei cottages (mökki), costruiti spesso lontani dai centri urbani e circondati dalla natura. Anche nelle città ci sono molti spazi verdi ed è possibile sentire il canto degli uccellini, vedere gli scoiattoli saltare da un ramo all’altro e, quando scende il buio, anche qualche coniglio che scorrazza per i giardini. Uscendo dall’abitato, l’unica presenza costante sono le foreste che si estenono su entrambi i lati delle strade lughe e dritte. Meravigliosi specchi d’acqua incastonati nei boschi interminabili sono l’unica compagnia che avrete per km e km visto che i centri abitati sono distanti l’uno dall’altro. L’aria che si respira lontano da paesi e città è pulita, l’acqua di casa potabile, e spesso lo è anche quella dei fiumi e dei laghi. Non finisco mai di stupirmi per la molteplicità di muschi e licheni, per il sottobosco morbido e profumato, per il colore degli alberi in autunno, per la straordinaria quantità di bacche e funghi, per gli alberi morti e essiccati ancora in piedi e per quelli caduti e ricoperti dal muschio, per la coltre di neve che appesantisce gli alberi, per i laghi e i loro riflessi, per il rumore del ghiaccio che si muove sull’acqua, per i colori del cielo invernale, per il sole che scintilla sulla neve gelata, per gli alberi carichi di barba di licheni. La foresta finlandese è per me davvero un luogo magico.

CONTRO

  • Lingua. Trasferirsi in Finlandia senza un piano potrebbe rivelarsi più difficile del previsto, soprattutto se non si parla il finlandese. Se parlate solo l’italiano, vi consiglio di frequentare almeno un corso d’inglese prima della partenza perché è impensabile di strigare le cose burocratiche con l’italiano. E no, l’inglese non basta per trovare un lavoro, a meno che non facciate qualcosa d’indipendente per cui non avete molti contatti coi finlandesi, o un qualcosa di tecnico per cui c’è sempre richiesta, tipo architetto, ingegnere, fisico, programmatore o esperto di TI. Nel quotidiano della città l’inglese basta per farsi capire ma riduce nettamente lo spettro delle possibilità lavorative, per cui molti finiscono a fare i lavapiatti o gli addetti alle pulizie, sebbene abbiano altre qualifiche. Nelle realtà più piccole dubito che si possa campare con l’inglese. Chiaramente senza lavoro è un bel problema mantenersi: il costo della vita è alto, soprattutto in città e soprattutto a Helsinki, posto che per il suo carattere multiculturale si rivela d’altra parte la scelta migliore da cui partire per cercare un lavoro che non implichi necessariamente l’utilizzo del finlandese. Il finlandese è difficile e per questo molti abbandonano lo studio di questa lingua dopo un paio di corsi. Imparare il finlandese richiede sicuramente tempo e costanza, ma non è certo impossibile! Non lasciatevi scoraggiare dalle prime difficoltà, la lingua s’impara solo parlandola: frequentate dei corsi, privati o del kansalaisopito; studiate indipendentemente (il materiale è in inglese o in finlandese); partecipate agli incontri informativi e ai caffé linguistici di qualche centro culturale; ascoltate, osservate e osate. Quando ero alle prime armi e cercavo di utilizzare il finlandese nella mia quotidianità ho incontrato non pochi problemi: appena sentivano che ero straniera, iniziavano a parlare in inglese, nonostante continuassi a rispondere in finlandese. Anche nelle conversazioni con amici e conoscenti, nonostante la mia buona volontà, si preferiva utilizzare l’inglese per velocizzare la conversazione. Più volte ripetevo puhu suomea («parla finlandese») e allora per qualche minuto si sforzavano di usare la loro lingua madre. L’utilizzo dell’inglese è sicuramente un modo per includere l’altro ma non aiuta certo a imparare la lingua locale, requisito ESSENZIALE per potersi integrare nella società, per imparare a conoscere la cultura ospitante, trovare un lavoro, interagire nel quotidiano, strigare le cose burocratiche, creare dei rapporti e non sentirsi soli e isolati in un Paese straniero.
  • Distanza interpersonale. Facendo la guida mi trovo quotidianamente a parlare coi clienti finlandesi che molto spesso mi fanno domande sui miei studi e sull’Italia, mi raccontano dei loro viaggi, delle loro esperienze, delle loro famiglie e delle loro vite. Le cose sono due: o li ho trovati tutti io i finlandesi chiacchieroni, o l’idea che siano tutti dei freddoni è uno stereotipo. Stereotipo che ha radici in una concezione diversa che i finlandesi hanno di proprietà privata e di spazio personale. Effettivamente la distanza tra gli interlocutori è maggiore rispetto a quella tenuta dai parlanti italiani, e la troppa vicinanza con uno sconosciuto è motivo d’imbarazzo. Il linguaggio del corpo è molto ridotto e non ci sono contatti fisici durante la conversazione. Niente baci o abbracci quando ci s’incontra (con gli amici una pacca sulla spalla magari o, se si conoscono da tempo, un abbraccio può anche starci) perché non si vuole invadere lo spazio personale dell’altro. Mi è capitato di rivedere amici e conoscenti dopo molto tempo ed essere accolta con un misero “hei”. Per gli italiani può risultare scortese, distante e frustrante, ma per i finlandesi è un comportamento normale. Talvolta si vorrebbe instaurare un contatto fisico, ma non si sa come farlo proprio per la paura di essere invadenti. Io sono dell’opinione che in molte situazioni un abbraccio possa davvero fare la differenza, ma la troppa discrezione porta i finlandesi a chiudersi in loro stessi, ad aspettare che l’altro sia abbastanza coraggioso da fare il primo passo (aspetta e spera), ad ammutolirsi per la “paura di disturbare”. Se i finlandesi stessi soffrono la mancanza di un contatto umano, pensate a quanto questo possa essere difficile per noi italiani. E qual è il disinibitore per eccellenza che aiuta a superare il timore e la mancanza di un contatto?
  • Alcol. La cultura alcolica dei finlandesi è molto diversa da quella degli italiani. Pochi sono quelli che bevono alcol durante i pasti o che sanno davvero gustarselo: spesso il bere è associato all’eccesso (eccesso del tipo “bevo tutta la bottiglia, bevo finché non collasso per terra”). Questa mentalità, che in Italia si trova forse più negli adolescenti che nelle persone adulte, qui accomuna tutte le fasce d’età. Anche la sbornia è vissuta diversamente e finisce spesso in lacrime. Ad essere sincera, raramente ho trovato piacere nel bere qualcosa coi finlandesi perché il primo breve slancio di vitalità si trasforma velocemente in depressione o collasso vero e proprio per cui diventa impossibile fare un discorso. Il loro bicchiere (anzi, i loro bicchieri, talvolta non ne hanno finito uno che l’altro è già pronto sul tavolo) è davvero sempre pieno; la velocità con cui buttano giù la birra è disarmante. Probabilmente ho avuto sfiga io e non voglio assolutamente far passare i finlandesi come una massa di ubriaconi, ma effettivamente l’utilizzo di alcol mi lascia perplessa. Ho anche visto che spesso i rapporti si basano sul bere e che si costruisce la serata intorno all’evento alcolico (più che parlare d’amicizia parlerei di compagni di bevute). Sovente mi è capitato di ritrovarmi in situazioni in cui lo stare insieme era solo una scusa per bere, anzi per non bere in solitaria. Il termine kalsarikännit (ubriacarsi a casa in mutande) è diventato virale sul web e molti ci ridono su ma io, che certe cose le ho viste e vissute, ci rido poco. Il finlandese medio si sfascia nel fine settimana, ma esiste anche il pikkulauantai (<<piccolo sabato>>, ossia il mercoledi) anch’esso considerato occasione di bagordi. Ho notato che, se in Italia molte canzoni popolari e storielle goliardiche parlano di sesso (o di un po’ vino consumato in compagnia e in allegria), qui il tema preferito è senz’altro l’alcol pesante: la sbornia triste trattata in maniera scherzosa, la moglie che si lamenta per l’ennesima sbornia del marito, la serata passata a bere tra amici e finita col collasso, ecc. Queste canzoni sono sempre cantate da uomini e rappresentano il punto di vista maschile, una virilità quella finlandese legata al consumo smisurato di alcol (l’uomo che torna a casa dal lavoro, va in sauna e finalmente beve dimenticandosi tutti i problemi e le fatiche), ma non vi sbagliate perché le donne bevono tanto quanto gli uomini. Ultimamente sembra che i finlandesi abbiano iniziato ad approcciarsi all’alcol in maniera diversa, più meridionale, introducendo spritz, prosecco, vino rosso, ma anche gustando l’alcol in maniera diversa. Incrociamo le dita.
  • Clima e buio. I finlandesi sono convinti che in Finlandia ci siano le quattro stagioni. Io non ne sono così sicura o almeno direi che dipende molto dall’annata. Talvolta sembra ce ne siano solo due… L’estate è decisamente variabile: può essere molto caldo (anche oltre 30°), piovere tutto il tempo, o addirittura fare una nevicata (takatalvi). In tutti i casi non avrete scampo all’orda di zanzare, mosche dell’alce (hirvikärpänen), moscerini assassini (mäkäräinen), ecc. che vi renderanno letteralmente impossibile camminare nella foresta e stare seduti in giardino senza cappelli con rete antizanzare e un potente repellente. Per non parlare delle zecche (punkki) che qui, tutti ben sanno e nessuno si stanca mai di ripeterlo, portano la boreliosi. Quando il sole splende alto nel cielo anche di notte, dormire diventa un problema: tende oscuranti e tapparelle (in Finlandia non esistono le persiane) non riescono a bloccare del tutto la luce in entrata ed è bene tenersi la melatonina a portata di mano. Tra la fine dell’estate e l’arrivo della prima neve solitamente piove tutto il tempo, ma almeno le zanzare iniziano a darci tregua. Le ore di luce diminuiscono drasticamente fino alla fine di dicembre e non vi sbagliate, al buio non ci s’abitua MAI, neppure i finlandesi. Per il corpo e per la mente la notte polare è davvero pesante: sonnolenza, stanchezza, sbalzi di umore, malinconia, appetito famelico o disappetenza. L’arrivo della neve significa più luce. Scenario da favola sì, ma chiedetevi se ve la sentite di andare a lavoro e a scuola anche quando sono -40°, di camminare al freddo per andare a fare la spesa e rischiare la vita tutte le volte per via delle strade gelate, di sghiacciare tutte le mattine i vetri della macchina che tra l’altro va messa a scaldare almeno due ore prima di usarla, di spalare la neve ogni due giorni (anche dal tetto, oltre che dal vialetto e dal piazzale, se avete una bella casetta indipendente), di guidare su strade perennemente ghiacciate e al buio. Freddo significa che non si ha voglia di uscire o comunque di stare chissà quanto fuori, significa che i contatti con le persone si riducono, che nei paesi (in cui mancano spesso posti di aggregazione) ci si ritrova ancora più isolati e che si finisce per passare la maggior parte del tempo in casa o a lavoro. L’aurora boreale non si vede certo tutti i giorni: ci devono essere le condizioni giuste (cielo limpido-cosa rara in inverno-, freddo, tempesta solare in corso e buio). Se vivete sperduti in campagna dove non c’è l’inquinamento luminoso allora avete più possibilità di vederla, altrimenti dovete guardare le previsioni aurora, guidare verso un posto bello buio, armarvi di tanta pazienza e vestiti caldi e sperare di vedere qualcosa. Neve alta, freddo e buio limitano le attività all’aperto e non è  detto che i sentieri siano percorribili/visibili e che le strade per i parchi nazionali (spesso strade forestali) siano state aperte. Chiaramente le ore di luce sono poche quindi bisogna calcolare bene i tempi: alzarsi quand’è buio per arrivare sul luogo appena sorge il sole e avere la possibilità di camminare qualche ora prima che il buio torni a inghiottire la foresta. Il bosco è ovunque ma se non conoscete i sentieri le opzioni sono due: o rimanete su quelli marcati (e quindi finite spesso per visitare le solite zone, a meno che non abbiate tempo per una vacanza altrove) o non c’andate onde evitare di perdervi.
  • Cibo. Se siete in città probabilmente non avrete grossi problemi a trovare prodotti italiani, ma dipende da cosa cercate. Un piccolo esempio: io sono alla costante e disperata ricerca di un negozio che venda crostacei e pesci d’acqua salata. Chiaramente qui a Kuhmo certe prelibatezze me le scordo ma anche a Jyväskylä ho trovato polpo e vongole in un solo supermercato. Nel suo piccolo a Kuhmo non ci manca nulla e c’è anche qualche prodotto italiano quindi non posso lamentarmi. Il cibo finlandese casereccio tradizionale è buono ma quel che piace a me non è ciò che i finlandesi mangiano quotidianamente. Diciamo che durante la settimana non si presta molta attenzione al cibo che spesso risulta piuttosto monotono: patate, segale, carne e pesce sono gli alimenti base + una quantità esagerata di latte. I finlandesi pranzano tra le 11 e 12.30, cenano tra le 16 e 17 e verso le 20 mangiano qualcosa di piccolo. Raramente c’è l’usanza di stare seduti a tavola a mangiare e discorrere. Spesso i pasti sono veloci e talvolta consumati persino in piedi. I ristoranti che vanno per la maggiore sono quelli di sushi o di cucina asiatica in generale, di hamburger e patatine fritte o i kebab (dove si mangia anche una roba che non oso chiamare pizza). La cucina italiana costa molto e spesso non è nemmeno italiana, mentre quella finlandese è poco diffusa. Già, pare che i finlandesi preferiscano andare al ristorante a mangiare cibo internazionale piuttosto che quello tradizionale locale. Io preferirei pagare 30 euro per un buon karjalanpaisti piuttosto che per un hamburger con patatine fritte, ma sono punti di vista…

Questo articolo si basa sulle mie esperienze personali e non vuole essere un freno per chi desidera trasferirsi in Finlandia, ma un punto da cui partire per riflettere prima di fare il grande passo. Ho preferito dare spazio ai contro perché spesso si ha una visione ingenua dei Paesi nordici, dipinti come paradisi con una natura incontaminata e una società perfetta. Ricordate che visitare un Paese da turisti è diverso che viverci tutti i giorni: è bene avere le idee chiare prima di fare una mossa azzardata e poi pentirsene o rimanere delusi. Detto questo, pur con tutti i suoi difetti, la Finlandia è casa mia e sono felice di poterla chiamare tale.

Fonti:

Paaskoski, Leena – Rikala, Marko – Roiko-Jokela, Heikki, 2018, “Suomalaisia metsäsuhteita”, in Paaskoski, Leena – Rikala, Marko – Roiko-Jokela, Heikki (a cura di), Suomalainen metsäsuhde, Punkaharju, Lusto-Suomenmetsämuseon-Metsähistorian Seura, pp. 5-9.

13 pensieri riguardo “5 motivi per vivere in Finlandia… e 5 per non farlo.

    1. Grazie Anna! Complicato per alcuni aspetti, è vero, ma per altri paradossalmente così naturale per me. Nonostante ogni tanto mi lamenti di come vanno le cose qui e di alcuni aspetti culturali che mi fanno arrabbiare, la Finlandia è ormai una parte importante della mia identità e non posso immaginare di starne senza. Ho imparato tante cose positive dai finlandesi ma mi sono anche resa conto di tante altre che non condivido e che mi hanno resa fiera di essere italiana.

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  1. Articolo veramente interessante però mi sembra che i pro superino i contro ad eccezione forse per la lingua finlandese che è piuttosto difficile; vivendo in italia da sempre mi sono accorto che, comunque, anche qui noi siamo parecchio bloccati anche per le cose che hai citato: sistema sanitario che ha falle da tutte le parti, sistema scolastico assolutamente sbagliato secondo me (i modelli del Nord sono migliori per via dell’insegnamento poco istituzionale ma che ti porta a saper fare piuttosto che a sapere e basta), il lavoro manca e la disoccupazione giovanile è un grave problema. Poi che l’Italia sia un bellissimo paese a livello artistico, climatico e culinario è un altro discorso ma l’Italia spinge sempre di più ad andarsene.

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    1. Grazie del commento @fravikings! Con quest’articolo non intendevo tanto fare un confronto con l’Italia ma piuttosto mettere in luce come quello che spesso viene descritto con toni utopici sia in realtà un bel Paese sì, ma con tanti difetti, dove la vita è tutt’altro che perfetta. A parte le difficoltà proprie di questa terra legate principalmente al clima, alla lingua e alle differenze culturali, alcuni dei problemi che ho citato all’inizio si ritrovano un po’ ovunque, Finlandia compresa, ed è proprio questo che tengo a rimarcare: si scappa dall’Italia per la disoccupazione e altre difficoltà ma s’arriva in un Paese non libero dai soliti problemi! Il mio è un’invito a non idealizzare troppo i Paesi nordici perché alla fin fine… tutto il mondo è paese.

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      1. son d’accordo! Però diciamo che certi aspetti o almeno quelli più importanti come lavoro e via dicendo in alcuni paesi sono forse più tenuti in considerazione 🙂 se ti va comunque seguiamoci suo social che voglio vedere ciò che pubblicherai della Finlandia 😎

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  2. Se ti fa piacere puoi dare uno sguardo alla mia pagina Facebook (Giulia in Finlandia) e Instagram (giuliainfinlandia_) dove pubblico molte cose che hanno a che fare con la vita quotidiana in Finlandia. Comunque questa era un’introduzione, il discorso è complesso e va approfondito col tempo, ma sicuramente ci sarà modo di riparlarne 😉

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  3. Complimenti articolo molto interessante, dove rendi abbastanza bene l’idea di cosa vuol dire abitare in Finlandia ed in generale nei paesi del Nord.
    Giustamente una cosa è viverli da turista, cosa che io in due occasioni ho fatto, Norvegia e Svezia, ed invece altra cosa abitarci abitualmente.
    Brava continua così.

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